I principali Disordini del Comportamento Alimentare  ( DCA ) posso essere così sintetizzati

  • anoressia
  • bulimia
  • vomiting
  • binge-eating

I disordini alimentari sono sempre più diffusi e rappresentano una fonte di sofferenza per molte persone. Sono diffuse in particolare tra le donne, ma non solo, e alcune, come l’anoressia e il vomiting sono prevalentemente legate al sesso femminile.

Si tratta di problemi a volte molto gravi, che condizionano la vita dei soggetti interessati, ma anche dei loro familiari, che si trovano coinvolti in dinamiche molto pesanti dal punto di vista emotivo. I disturbi alimentari, infatti, pur partendo spesso da problematiche legate all’aspetto fisico ed estetico, dIventano ben presto delle patologie vere e proprie, che inutilmente gli sforzi di familiari ed amici tentano di arginare.

Tutti i disturbi alimentari sono legati al concetto di controllo/ perdita di controllo; nel caso dell’anoressia il controllo è totale, e anche troppo ben riuscito, ma proprio per questo porta alla costruzione di una corazza difensiva che teme qualsiasi cedimento, porta ad una pericolosa distorsione della realtà e ad una intransigenza verso se stessi che nei casi peggiori può avere conseguenze nefaste.

La bulimia, al contrario dell’anoressia, si manifesta con la totale perdita di controllo del soggetto, che cede ad un irrefrenabile desiderio di cibo, e arriva ad ingurgitare grandi quantità di alimenti, spesso in modo disordinato e senza fare distinzioni di nessun tipo. Molte volte le abbuffate avvengono di nascosto, in quanto la persona si vergogna di questa debolezza, e talvolta di notte, in gran segreto.

Dopo l’abbuffata la persona è immancabilmente preda di un forte senso di colpa, che si accompagna alla percezione di incapacità personale e di fallimento.

Per quanto riguarda il vomiting, o bulimia nervosa, l’analisi approfondita del problema ha portato alla comprensione di un aspetto fondamentale che non può essere sottovalutato in terapia, e cioè il fatto che il rituale che porta all’eliminazione diventa nel tempo una sorta di piacere proibito e compulsivo, una forma di dipendenza irrinunciabile per il soggetto, il quale si trova intrappolato in un rituale che diventa l’unico oggetto del desiderio, ma che arriva a condizionare pesantemente tutta la sua esistenza.

Il binge eating e’ un disturbo che ha una diversa peculiarità, e si struttura su una forma di controllo fallimentare basata sul digiuno. La persona che ne è colpita, infatti, alterna periodi di controllo rigido dell’alimentazione (digiuno o forti restrizioni alimentari), ad altri in cui la perdita di controllo è totale e inarrestabile, e porta il soggetto ad una alternanza di perdita/recupero del peso, che ha come conseguenza un miglioramento o un peggioramento della propria autostima, in una gara con se stessi che diventa alla lunga poco gestibile e deprimente.

Oltre a problemi di forte disagio psicologico, tutti questi disturbi sono responsabili di malattie fisiche anche gravi, che a seconda del tipo di disturbo vanno dalla defedazione/cachessia, all’obesità, ai disturbi del sonno, fino all’aterosclerosi e ai problemi cardiovascolari.

LA TERAPIA 

L’approccio strategico prevede interventi mirati per ogni tipo di disturbo alimentare, che si differenziano a seconda dei diversi sistemi percettivo-reattivi evidenziati negli studi sui casi clinici. È da notare che i disturbi alimentari sono in continua evoluzione, e sempre più spesso coinvolgono i giovanissimi, in particolare le ragazzine. In questi casi diventa opportuno coinvolgere i familiari del soggetto, in una forma di collaborazione che permette di ottenere risultati molto positivi.

Grazie allo studio, alla valutazione attenta delle caratteristiche dei vari disturbi e all’applicazione di tecniche di intervento specifiche, i risultati ottenuti sono altamente efficaci ed efficienti, con una percentuale di risoluzione dei casi che supera l’80%.

A PROPOSITO DI DIETE

Molte persone strutturano un disturbo alimentare partendo dal tentativo fallimentare di mettersi a dieta. Infatti una restrizione alimentare forzata può dar luogo ad una reazione di rifiuto che porta ad alimentarsi in modo sregolato ed irrazionale, fino ad arrivare alla perdita totale di controllo. Si tratta di un “tentativo di controllo che conduce alla perdita di controllo”. La persona che si mette a dieta obbliga se stessa a privilegiare il dovere, ovvero l’aspetto volontario e razionale, senza tener conto del fatto che il cibo è piacere, e che se non soddisfiamo tale principio gli aspetti emotivi e irrazionali prenderanno il sopravvento su razionalità e volontà.

Le nostre sensazioni più profonde ed emotive vanno gestite, non represse, ecco quindi che diventa fondamentale in questi casi affidarsi ad un terapeuta che sappia guidare la persona verso un reale e più naturale controllo della propria alimentazione, assecondando il principio del piacere e sfatando luoghi comuni triti e dannosi.

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