I problemi dell’infanzia e dell’adolescenza  e il sostegno genitoriale sono tra i disturbi che maggiormente trattiamo nel nostro studio, fra essi ricordiamo:

  • disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività
  • disturbo oppositivo-provocatorio
  • disturbo da isolamento
  • fobia scolare
  • mutismo selettivo
  • alterato rapporto genitori-figli

ALTERATO RAPPORTO GENITORI-FIGLI

Negli ultimi decenni l’approccio educativo nelle famiglie e nella società è profondamente cambiato, e forse a causa della trasformazione del mondo occidentale che ha visto la nascita della società del benessere, e in particolare l’esplosione della tecnologia in tutti i settori della vita umana, si è assistito ad un rapido cambiamento di credenze, valori e comportamenti all’interno della società stessa e in campo educativo. Ciò ha comportato lo sviluppo di un atteggiamento più rispettoso e attento al bambino e ai suoi bisogni, e una valorizzazione di molti aspetti del mondo infantile, che non smette di affascinare e stupire, ma ha comportato d’altro canto una serie di convinzioni disfunzionali riguardo all’opportunita di dare dei limiti al bambino, che spesso vengono vissuti come eccessivi anche quando sarebbero necessari.

E’ così che il No ad una richiesta si trasforma quasi subito in un Si, specie in presenza di capricci o bizze, come se il bambino non potesse tollerare una minima frustrazione o la posticipazione di una gratificazione. Ma se questo è un comportamento innocuo quando avviene sporadicamente, rischia invece di diventare disfunzionale quando si manifesta in maniera massiccia e i genitori affidano ai figli il compito di decidere sulla maggior parte delle scelte, anziché assumersi il ruolo di guida amorevole ma anche decisa quando necessario.

Di conseguenza si assiste sempre più spesso ad un rovesciamento dei ruoli: non sono più i genitori a dare le direttive di comportamento, ma sono i bambini stessi ad essere messi nella condizione di dettare le regole fin da piccolissimi, creando così le premesse di una futura incapacità ad affrontare qualsiasi richiesta che non soddisfi il principio del piacere immediato.

Infatti il bambino piccolo, pur essendo di per se’ estremamente adattabile e flessibile di fronte all’impostazione educativa che proviene dall’ambiente, non può “educarsi da solo”, perché la sua tendenza sarà inevitabilmente quella di rispondere alla gratificazione immediata, quando non venga guidato dall’ambiente familiare a rispettare anche attese, piccole frustrazioni, necessità altrui... tutti elementi fondamentali per una crescita personale adeguata, in cui possano essere valorizzate le sue possibilità cognitive, nonché per una vita familiare serena per tutti i componenti.

Invece sempre più spesso si ricevono richieste di aiuto da parte di genitori che non riescono a gestire bambini anche molto piccoli, o che con la crescita vedono trasformarsi i loro figli in persone esigenti e rabbiose, irrispettose verso i familiari e poco consapevoli di tutto ciò che hanno avuto dalla famiglia stessa. Purtroppo tali atteggiamenti sono in molti casi associati a comportamenti a rischio per il soggetto o devianti.

INTERVENTI

Nel caso in cui il problema riguardi un bambino piccolo o preadolescente, in genere l’intervento avviene attraverso incontri con i genitori. E’ importante infatti un’analisi della situazione iniziale per capire quali siano le Tentate Soluzioni nello specifico familiare, per poter rompere lo schema comportamentale disfunzionale e mettere in atto comportamenti più adeguati. Inoltre ciò permette di evitare una “patologizzazione” del soggetto, tanto più inadeguata quanto minore è la sua età.

La collaborazione con i genitori quindi è fondamentale, ed è alla base della riuscita dell’intervento terapeutico. A questo proposito è da sottolineare come nel caso di una buona compliance i cambiamenti in questo senso siano rapidi e si consolidino in breve tempo, proprio perché ogni piccolo intervento ha un peso importante su tutto il sistema di relazioni familiari.

Nel caso in cui si tratti di un adolescente l’intervento va effettuato sulla base di una reale disponibilità del soggetto verso la terapia, ma in generale si può agire anche attraverso i genitori (terapia indiretta), apportando piccole modifiche ad aspetti del comportamento e della relazione che si sono cristallizzati in maniera disfunzionale, e che agiscono come un condizionamento che mantiene e peggiora il problema stesso.

I risultati positivi superano l’80% dei casi, ma sono tanto maggiori quanto più è bassa l’età del soggetto, sia perché il bambino piccolo è molto sensibile e adattabile ai cambiamenti, sia perché la famiglia è meno legata a schemi comportamentali disfunzionali che potrebbe abbandonare con difficoltà.

problemi infanzia


Chiamaci

Scrivici

WhatsApp